Poesia di Primavera

maggio 6, 2007

Riprendendo in mano i miei vecchi carteggi col Niberti (quelli più recenti sono molto meno fascinosi e polverosi, data la loro natura elettronica), ho scovato una poesia di cui avevo scordata l’esistenza. Probabilmente quando la lessi, un maggio di alcuni anni fa (la lettera sulla quale è trascritta è datata 28/05/2003), la poesia non mi colpì; o forse soltanto la lessi superficialmente, per poi abbandonare lettera e busta alla sedimentazione di cellulosa sul comodino, venendo meno così al proposito di rileggerla.
Bizzarro, ad ogni modo: poiché il periodo dell’anno era quello che più si addiceva alla sua lettura. Ma, del resto, di lì a poco avrei affrontato l’esame di maturità, incombenza che senz’altro mi teneva lontano da quello stato d’animo incline alla riflessione – o meglio, al divagamento di pensiero – che è fatto tema del componimento.
Mi domando se almeno diedi un qualche responso di lettura all’amico poeta – temo, a dire il vero, di no: nella corrispondenza che seguì non c’è alcun’altra traccia della poesia, nemmeno un accenno. Forse lo liquidai per correttezza con un “Grazie, la rileggerò con più calma”. Di lì a poco, per di più, il nostro carteggio si sarebbe interrotto, dall’Agosto di quell’anno al finire del 2004, quando riprese con uno sparuto bigliettino del Niberti, dove egli mi comunicava un suo cambio di domicilio e, in calce, l’indirizzo di posta elettronica.

Ieri l’altro, invece, affrontandola nuovamente dopo quasi quattro anni (e, d’un certo senso, scoprendovela per la prima volta), questa ‘Poesia di Primavera’ – come ho preso a chiamarla alterandone il titolo – mi ha proiettato poco a poco in una dimensione di contemplazione, o assenza, subito trovando risonanza nella malinconia del pomeriggio uggioso.
E’ col riverbero di quel suono ancora aleggiante che vi propongo il sonetto, sperando che possa aprire anche in voi lo spazio di una dilatata vaghezza.

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ASPETTANDO PRIMAVERA
Pietro Maria Niberti

Aspettando quella nera irondella,
la qual soletta certo non può far
la primavera e fresca e monella,
vieppiù sto a rimirar il Sole al calar.

Quando Luna sorella s’erge ella sola
nel ciel che distante a noialtri cinge
d’un colpo, ecco d’improvviso vola
tal materia soggiacente alla meninge.

Dov’ella vola sol’ella lo sa,
stante che mai là fora ristette
ma dentro tra sé sempre ristagna.

Quanto a me, mi sto alla campagna,
lasciando ella alle sue piroette;
malcontento, il tempo
s’en va.

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Si ringrazia l’autore per la possibilità di pubblicazione.

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Poesia della notte

marzo 23, 2007

MI REGAL’INSONNIE

Giunto è nell’ora il buio cor’ della notte:
al ciel’ stellato ‘l nostro spicchio si volge;
lo meo viso invano al guanciale porgo
allor’ che son scosso di poco più sotto.

Potess’io divinar se minchia, core o intestino
di cotal scotimento costituisca l’oggetto,
i’ potrebb’intervenir, chessò, con colpetti,
sennò – nell’ordine – gianduiotti o mandarini.

Ma per quant’io pivotti, mi sposti e rigiri,
non v’è alcun’ sorta di sedar meo lo turbamento
ben ch’accalorate sian le lenzuola di fustagno.

Nemmen sonate son le due, gl’occhi amari
giù dal letto, cammin’io poco convinto:
di chi abbia dato li pensieri mia, a tia, in pegno.

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Pietro Maria Niberti


Poesia della sera

gennaio 19, 2007

Salve a tutti.
Questa sera vi propongo, in semi-anteprima, una poesia inedita del giovane (ma non giovanissimo) poeta Pietro Maria Niberti, nato a Sferracavallo (un sobborgo di Palermo) il 16 settembre 1975.
L’infanzia siciliana trascorsa tra la campagna arida e la costa scogliosa, proprio sotto casa; l’adolescenza passata nel ricco e laborioso Veneto, dove il poeta si trasferisce alla fine degli anni ’80, per via del lavoro del padre, banchiere; le prime esperienze traumatiche, i primi amori e disinnamoramenti; gli studi universitari in lettere classiche a Padova e la passione, parallela ma non meno forte, per le lingue straniere e la filosofia; il “periodo francese”, durato alcuni anni, con soggiorni in diverse città tra cui Strasburgo, Parigi e Lille, dove viene a contatto con la corrente decostruzionista del pensiero filosofico ed artistico francese; la militanza politica, in seno ad un movimento per l’equità sociale e la lotta contro le segregazioni classiste del sistema francese; il ritorno in Italia e le enormi difficoltà trovate a pubblicare le proprie opere (il poeta ha continuato a pubblicare in Francia, in francese con testo a fronte, le proprie poesie, curando egli stesso la traduzione da una lingua all’altra e rinunciando così, di fatto, a vederle pubblicate nel proprio Paese).
Le poesie di Niberti sono intrise di tutto questo. In lui troviamo una passione civile travolgente, che sfocia, a volte, in veri e propri “comizi letterari” (come ama definirli lui stesso, non senza una certa autoironia); ma troviamo, accanto a questo, una passione per il gioco (linguistico, in primo luogo, ma anche situazionale e narrativo) e un fil rouge ironico, scherzoso e malizioso al tempo stesso, che corrono lungo tutte le sue poesie.
Pubblico qui, con il consenso dell’autore, una poesia – come dicevo poc’anzi – inedita; a detta dell’autore, la sua latitanza editoriale è dovuta ad una precisa scelta, fatta quasi per gioco: la poesia, nelle sue intenzioni, è uno sfottò coviviale tra amici – italiani – alle prese con mitiche ed irraggiungibili ragazze francesi… E tale deve restare.
Ma non è il caso che mi dilunghi oltre. Buona lettura!

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SORTE DA BASSE MAREE

Sorte da basse maree, ridono
graziose fanciulle francesi
– tutte dame queste francesi,
sguardo alto al passo sicuro.

Perché non darla via?
Monumento dell’umanità,
simulacro del viril desiderio,
iperuranico emblema
del manichino vero.

Ti si trova per i viali
a far voltare i nasi:
ma dove te ne andrai,
sapendoli tutti pervasi?

Frangetta e sigaretta in vista,
tu di sinistra;
bella la scarpina
color stellamarina,
tu antiborghesina.

Ferma! Considera la tua semenza.
Fatta non fosti per schivarci
beffarda al passaggio
ma per, all’occorrenza,
dispensar sorrisi e compiacenza.

– Pietro Maria Niberti
(Frankreich, giugno 2006)