UE controllano i Bollini SIAE

novembre 19, 2007

Roma – Ieri (9 Novembre) la Corte di Giustizia delle Comunità europee ha sentenziato che i bollini
SIAE (Società Italiana Autorizzata in Estorsioni)
non possano essere fatti valere come obbligo nei confronti dei privati.
Una decisione “epocale”, che si deve all’ormai celebre caso portato innanzi alle istituzioni comunitarie dall’avvocato di Cesena Andrea Sirotti Gaudenzi (nella foto qui accanto) per conto di Karl Josef Wilhem Schwibbert, legale rappresentante della società KJWS (con sede a Pievesistina), imputato in un processo penale per aver commercializzato in Italia CD ROM privi di contrassegni SIAE.

La Corte ha condiviso in pieno le tesi dell’avvocato del signor Schwibbert, dichiarando che le norme tecnche in tema di bollini SIAE non possano essere “opposte” ai privati. A nulla, quindi, sono valse le opposizioni formulate dallo Stato italiano e, in particolare, dalla SIAE, che – oggi più che mai – rischia di subire un “ridimensionamento”.

Annunci

novembre 9, 2007

Articolo

Corriere del Veneto – Venezia Mestre, 31 10 07


Wi-Max: Petizione

giugno 20, 2007

Tra poco lo Stato assegnerà le frequenze Wi-Max (argomento di cui s’era già parlato – click! – sulle pagine di questo blog). È il punto di non ritorno per il libero accesso alla conoscenza. Dopo, non si potrà più tornare indietro.

Il Wi-Max è una tecnologia che permette di trasmettere e ricevere segnali senza fili a distanze di decine di chilometri. Elimina l´ultimo miglio e il pedaggio di Telecom Italia: le comunità locali potranno rendersi indipendenti e collegarsi ad Internet senza dover attendere l’improbabile installazione di ingombranti nonché dispendiose infrastrutture.
Ma se il WiMax finisce in mano ai sempiterni avvoltoi delle compagnie telefoniche, esso verrà trasformato in un prodotto qualitativamente discutibile e ad alto costo, con esiti probabilmente peggiori di quelli dell’attuale adsl italiano.

Ogni cittadino dovrebbe avere per nascita il diritto di accesso alla conoscenza, all’informazione, alla cultura in tutte le sue forme. Noi pensiamo che le nuove tecnologie telematiche, ed Internet in primo luogo, debbano essere un’occasione irrinunciabile per contribuire a rendere effettivo questo diritto.
Esiste una petizione online che vi invitiamo a firmare: per il vostro futuro, per il diritto alla conoscenza e per non essere, almeno una volta, presi in giro.
La petizione chiede che almeno 1/3 delle frequenze venga riservato ai cittadini per associazioni senza fini di lucro, come i Comuni e gli enti locali, e senza alcuna tassazione diretta o indiretta.

Firmate la petizione su:
http://www.petitiononline.com/wmaxfree

…E diffondete la voce!


Senza titolo

febbraio 11, 2007

E voi volevate che io tenessi botta con Linux?

(Grazie a Felipe per l’immagine.)


Free HotSpot e Wi-Max

febbraio 2, 2007

free-hotspot.gif

Poiché Rio Marin, ultimamente, sembra diventato un covo di maniaci tecnofili che non staccano due secondi gli occhi dal monitor dei loro pc, e che per comunicare fra loro arrivano a preferire – al contatto fisico – la mediazione di una bella finestrina skype, contribuisco anch’io al clima con questo post, mezzo informativo, mezzo di sensibilizzazione.

Il primo intento nasce da una necessità che, a volte e soprattutto quando ci si trova in un luogo sconosciuto, può rivelarsi impellente: poter accedere ad internet, col proprio computer, gratis. Quando siamo rimasti 20 ore a Wuppertal, dopo 4 giri avanti e ‘ndré sulla Schwebi – che, per quanto affascinante, dopo un po’ ti scassi pure -, abbiamo girato mezza città alla ricerca di un hotspot wirelez, per ingannare il tempo in attesa che Sua Maestà Deutsche Bahn facesse ripartire i convogli, o solo per sapere per che cavolo di motivo non riuscivamo a riprendere il viaggio verso Berlino dalle sponde del Wupper (abbiamo provato pure a chiedere alla signore del Tourist Information, ma non ne davano fuori: non capivano cosa fosse un “hotspot”). Questo sito [http://www.free-hotspot.com/] avremmo dovuto consultarlo prima, poiché, se l’avessimo fatto, ci saremmo potuti dirigere sicuri verso uno dei tre hotspot gratuiti che fanno di Wuppertal quella città d’avanguardia che, comunque, già avevamo capito essere.
Così, se avete in programma qualche viaggio, date un occhio prima qui, ne potreste aver bisogno. A Venezia, ad esempio, c’è un hotspot soltanto, questo qui (fornito, peraltro, da Studioplano, di cui segnaliamo l’interessante blog).

La seconda parte del post riguarda invece un argomento che recentemente ha fatto notizia: la liberalizzazione in Italia, a partire dalla seconda metà del 2007, delle frequenze Wi-Max (quella tecnologia che permetterà l’accesso ad internet di tutti coloro che abitano in quei luoghi dove ora l’adsl non arriva – e non sono pochi, soprattutto su un territorio come il nostro, non propriamente agevole da infrastrutturare). Il problema – che è di natura politica – è 1) chi si accaparrerà queste frequenze, 2) con che modalità (e con quali costi) sarà in grado di fornire il servizio agli utenti; una tecnologia nata per facilitare l’accesso ad una risorsa per definizione libera ed iper-accessibile rischia di diventare l’ennesimo lusso appannaggio dei pochi che se lo possono permettere. Su spunto di CasaPiddu, dove ho trovato il link, vi suggerisco la lettura di quest’agile paginetta, dove, con poco, è spiegato ciò che, per disinformazione generale, c’è il pericolo accada fra qualche mese.


PDFLab

gennaio 17, 2007

pdflab.jpg

Rendo edotti i felici possessori di un Mac di questo fantastico programmino (sviluppato dallo svizzero Fabien Conus, totalmente freeware e scaricabile qui) che permette di togliere/aggiungere pagine ad un documento pdf, inserirvi pagine bianche ed immagini, suddividerlo in più files, creare presentazioni pdf da una serie di immagini ed aggiungere watermarks senza dover possedere Adobe Acrobat Professional. Inoltre questa piccola applicazione è chiaramente molto più leggera ed user-friendly.
Sempre dello stesso programmatore, CocoaBooklet: permette di creare, appunto, un booklet da un documento pdf, ossia – raggruppando le pagine 4 a 4 sulle due facciate del foglio di stampa – un’impaginazione “a fascicolo”, da dover poi punzonare nel mezzo (ma si possono anche tenere i fogli soltanto uno dentro l’altro, come un quotidiano). Stampando un documento in questo modo si risparmia carta e si ottiene, al contempo, un prodotto sicuramente più raffinato e fruibile di una “banale” serie di fogli stampati fronte/retro e tenuti assieme da una graffetta in un angolo. L’applicazione è molto comoda perché è perfettamente integrata nel sistema operativo, rimane cioè “nascosta” e salta fuori soltanto come un’opzione nei menù di stampa degli altri software. Sul sito c’è anche una chiara e semplicissima rappresentazione grafica dei passi per l’assemblaggio del vostro nuovo book.