Lettera

aprile 7, 2008

Pubblico la lettera che ho ricevuto qualche giorno fa da un amico, a mo’ di stimolo di riflessione per le imminenti elezioni politiche.
(Non ho ancora risposto…)

Introduzione all’articolo di Paolo Flores D’Arcais sul numero 2/2008 di MicroMega:

“L’unica cosa certa con l’attuale sistema elettorale è che ogni voto in meno a Veltroni-DiPietro-Bonino fa vincere Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico. Questa circostanza matematica ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma le cose stanno proprio così. L’alternativa è secca: salvarsi l’anima (con Bertinotti) o salvarsi da dodici anni di Berlusconi-Putin (con Veltroni-DiPietro-Bonino). Io, da buon materialista ed ateo, trascurerò l’anima”.

Caro N., considera questa lettera la seconda parte dell’audio di sabato.

Prima di ieri (sabato) ero fermo sulle mie posizioni. Dopo ieri ed oggi ho trovato nuovi spunti per riflettere e mi sono posto degli interrogativi. Il PD per molti aspetti non mi piace, questo è sicuro. Tuttavia, quale è l’alternativa matematica? Un disastro ben noto. Mi sto chiedendo se non sia il caso di tentare di buttare le basi per un possibile futuro “migliore”. In generale, non dico che il futuro sia rappresentato dal PD, assolutamente, ma comincio a pensare che siamo in un delicato momento di transizione.

Provo a fare l’avvocato del diavolo… Se dopo tutta la campagna elettorale, i trascorsi e sondaggi vari Berlusconi perde, è morto; e si trascina nella tomba la destra intera. Ormai è chiaro che i sondaggi vacillano.

E qui entriamo in gioco noi, LA SINISTRA.

In questo frangente gli elettori di sinistra possono diventare un attore chiave, possono dare il là ad un cambiamento per questa società. Ci tengo nuovamente a ribadire che con questo non dico che il cambiamento sia il PD in sé, ma sicuramente lo è la morte politica di Berlusconi e di tutti quelli là…

Faccio un discorso di medio-lungo termine. Mi sto chiedendo se non sia un preciso dovere della sinistra in quanto sinistra (della gente di sinistra come noi), in quanto ha da sempre a cuore il bene comune, farsi carico di una scelta strategica momentanea ma molto coraggiosa per affossare definitivamente il passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. Non credo sia “turarsi il naso”, tanto meno “voto utile”. Non volevo e non voglio sentire minimamente parlare di voto utile. E’ una cosa populista; roba da indecisi. La vedo come una precisa scelta consapevole. Penso che sia una scelta che più di sinistra di così non può esserci in questo preciso frangente. Penso che solo la sinistra vera sia in grado di fare un atto simile. Una sorta di “sacrificio”, se vogliamo, rimanendo però ciò che siamo e agendo proprio in tale veste.

Forse può essere una lotta di retroguardia, ma potrebbe diventare quella decisiva per una svolta.

Dico tutto questo perché vedo alcune precise condizioni e dati di fatto.

Primo, in questa legislatura è quasi matematico che finiamo, in quanto SINISTRA, all’opposizione. Certamente però, tutti concordiamo che un conto è fare opposizione (o “collaborazione”?) a Veltroni, incidendo magari in futuro su ciò che non ci piace del PD pensiero, e un conto è fare (sicuramente) opposizione passiva a degli emeriti delinquenti. Ti dico, anche ieri [martedì 1 aprile] alla tavola rotonda di Padova, ho visto il rappresentante giovanile del PD e quella della SA che dialogavano molto tra di loro e anche annuivano reciprocamente in segno di approvazione quando parlava l’altro. E mi sono positivamente sorpreso di questo.

Secondo, ripeto, se fossimo certi della vittoria del PD non avremmo problemi; ma siamo in una difficilissima situazione in cui il risultato, ormai, è molto incerto. Mi sto chiedendo se, in qualità di elettori di SINISTRA, non sia il caso di dare una mano al “gruppo PD”.

Terzo, e forse più importante, non si uccide la sinistra votando PD. Questo è un discorso che era venuto fuori in un nostro dialogo mesi fa ed è stato anche ribadito da Vattimo nell’audio di sabato. La sinistra non si potrà mai uccidere. Anzi, agiamo così proprio in quanto SINISTRA.

(…)

Spero di aver esposto chiaramente il mio pensiero.

J.

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Nero come l’Italia

marzo 19, 2008

Per chi ancora non avesse potuto o voluto prestarvi attenzione, invitiamo a leggere l’inchiesta di Giuseppe D’Avanzo pubblicata su la Repubblica di lunedì. Quella è stata l’Italia, lo Stato italiano. Oggi, la stessa Italia rischia di passare sopra a quanto accaduto, grazie alla prescrizione dei procedimenti giudiziari e all’assenza di un articolo di legge sulla tortura. Già, tortura. Ma quello che ha già mancato, la nostra Italia, è la capacità e la responsabilità di farsi carico pubblicamente dei fatti di Genova 2001, di interpellarsi sul perché ciò sia stato possibile e di reclamare a gran voce che si facesse chiarezza. Chiarezza su un episodio di palese negazione dello stato di diritto.

Ma quale diritto? In Italia, c’è l’amore!


UE controllano i Bollini SIAE

novembre 19, 2007

Roma – Ieri (9 Novembre) la Corte di Giustizia delle Comunità europee ha sentenziato che i bollini
SIAE (Società Italiana Autorizzata in Estorsioni)
non possano essere fatti valere come obbligo nei confronti dei privati.
Una decisione “epocale”, che si deve all’ormai celebre caso portato innanzi alle istituzioni comunitarie dall’avvocato di Cesena Andrea Sirotti Gaudenzi (nella foto qui accanto) per conto di Karl Josef Wilhem Schwibbert, legale rappresentante della società KJWS (con sede a Pievesistina), imputato in un processo penale per aver commercializzato in Italia CD ROM privi di contrassegni SIAE.

La Corte ha condiviso in pieno le tesi dell’avvocato del signor Schwibbert, dichiarando che le norme tecnche in tema di bollini SIAE non possano essere “opposte” ai privati. A nulla, quindi, sono valse le opposizioni formulate dallo Stato italiano e, in particolare, dalla SIAE, che – oggi più che mai – rischia di subire un “ridimensionamento”.


BREAKING NEWS: MASSIMO CACCIARI CI PROVA ANCHE A PALERMO

novembre 15, 2007

PALERMO – dal nostro inviato. Il sindaco di Venezia e noto filosofo Massimo Cacciari era candidato, sotto mentite spoglie, alle elezioni comunali di Palermo del maggio di quest’anno. A darne notizia un fotografo freelance che preferisce restare nell’anonimato. Come documentato dalla foto che pubblichiamo, il filosofo – al centro delle cronache mondane qualche anno fa per via della paventata relazione con la moglie di Silvio Berlusconi, Veronica Lario, e oggetto di feroci contestazioni in Laguna in tempi più recenti, a seguito del Decreto Anti-Piccioni – si sarebbe presentato, sotto il nome di Girolamo “Mimmo” Russo, nelle liste di Alleanza Nazionale a sostegno della candidatura a sindaco di Diego Cammarata, poi risultato vincente (seppur in un clima di presunti brogli) dalle consultazioni. Massimo Cacciari o Mimmo Russo non riuscì, comunque, ad approdare al Consiglio comunale del capoluogo siciliano; restano purtuttavia aperti diversi interrogativi, ai quali la nostra testata cercherà di dare una risposta nelle prossime settimane: a cosa ambiva Cacciari veramente? Perché “Mimmo” e non piuttosto “Totò”? Perché la lista di Alleanza Nazionale? Era forse un infiltrato in incognita nel partito di destra? O forse è un sindaco siciliano di destra in incognita a Venezia? Che cos’è la destra? Che cos’è Venezia? Ancora, se fosse stato eletto, a quale carica avrebbe rinunciato? C’era incompatibilità tra le due cariche? Oppure le candidature in due continenti diversi sono ammesse, talvolta? A tutte queste domande – e a molte altre – cercheremo di dare risposta prossimamente per acquietare gli animi, certo scossi, dei nostri numerosi ed attenti lettori.


novembre 9, 2007

Articolo

Corriere del Veneto – Venezia Mestre, 31 10 07


Palermo imbroglia?

maggio 31, 2007

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Domenica 13 e lunedì 14 maggio a Palermo (come ad Agrigento e in altri 154 comuni siciliani) si sono svolte le elezioni amministrative (comunali), con quindici giorni d’anticipo rispetto ai comuni e alle province della penisola.
A Palermo città i principali candidati che si affrontavano erano il sindaco uscente Diego Cammarata (CdL) ed il già sindaco Leoluca Orlando (Unione); i risultati finali ufficiali hanno riconfermato Cammarata con il 53,5%, mentre Orlando si è fermato al 45,2% (gli altri tre candidati sono rimasti tutti al di sotto dell’1%). Sembra dunque che si sia trattato di una delle tante, e nette, sconfitte del centrosinistra in quest’ultima tornata elettorale; sembra che bisogni complimentarsi con Forza Italia e compagnia e fare il mea culpa dall’Udeur fino a Rifondazione.

Però, c’è un ma. All’indomani delle elezioni il grande sconfitto Leoluca Orlando ha denunciato pubblicamente il sospetto (a sua detta fondato) di brogli elettorali, che avrebbero favorito e consentito la vittoria dell’avversario; tra le altre cose, il suo ufficio stampa ha fatto menzione di 200 schede, rinvenute in un’unica sezione elettorale, tutte a favore del candidato CdL e contrassegnate dalla stessa mano con una matita copiativa non fornita dal seggio. Più in generale (riporto da un articolo di LaStampa.it): “Orlando parla di «centinaia e centinaia di schede invalidate da presidenti di seggio senza la presenza degli scrutatori e di voti annullati con minacce ai nostri rappresentanti di lista». Secondo Orlando, «la Cdl ha messo in atto un piano organizzato e una sequela di intimidazioni».
Sulla base delle informazioni raccolte, Orlando ha fatto esposto al Ministero dell’Interno chiedendo l’annullamento del voto; pochi giorni dopo (Reuters Italia, 16 maggio), la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo contro ignoti sui presunti brogli elettorali. Riporto da Reuters.it: “
Secondo le fonti, il rapporto della Digos di Palermo ha preso spunto da quattro denunce presentate da candidati – di entrambi gli schieramenti politici – non eletti al Consiglio comunale e riguarda anche fatti anomali verificatisi durante la campagna elettorale.”

Accanto alle azioni intraprese dalla classe politica e dalle istituzioni, la notizia dei possibili brogli ha scatenato un movimento civile nella cittadinanza palermitana; in parlticolare, è stato costituito un Comitato (‘Comitato cittadino di lotta per la democrazia a Palermo’) allo scopo di mobilitare l’opinione pubblica, raccogliendo e divulgando le testimonianze di irregolarità avvenute durante lo svolgimento del voto nonché nel corso della campagna elettorale. L’attività di questo Comitato affianca e sostiene una battaglia a livello legale.
Allego qui il volantino diffuso dal Comitato.

Rio Marin, nella persona del sottoscritto, non ha riportato questa notizia per appartenenza politica o perché sostiene la tesi di Orlando e del Comitato – le informazioni in nostro possesso sono troppo scarse perché sia possibile pronunciare al proposito.
Certo è che, qualora i sospetti fossero fondati (e, a giudicare da quanto si legge sulla Rete, pare lo siano), la questione dell’accertamento della verità sarebbe di estrema importanza, per la cittadinanza di Palermo in particolare e per le istituzioni democratiche italiane tutte.
Questo articolo aveva dunque lo scopo di informare chi non fosse a conoscenza della vicenda, affinché resti vigile sugli svolgimenti della stessa. Per quanto mi riguarda, mi auguro che le attività intraprese dalla Procura e dalla cittadinanza possano giungere nel modo più sereno (e veloce) possibile ad un esito consistente, sulla base del quale si agisca nel solo rispetto della legge e della legalità.

(Si ringrazia Alberto per il volantino.)


I gatti sono assassini?

gennaio 22, 2007

Fievel

Oggi dopo pranzo ho ricevuto la mia copia settimanale di Internazionale (con tre giorni di ritardo a dire il vero – due se si esclude la domenica).
Dopo aver letto le vignette, l’oroscopo e le notizie dal mondo, inizio a sfogliare gli articoli e a pagina 29 mi trovo di fronte al titolo: “I gatti sono assassini?”; di fianco troneggia statuario il volto stilizzato del giornalista autore, che scopro subito essere tale Leo Hickman, columnist di The Guardian, dove tiene una rubrica chiamata “Ethical Living”.

Che cosa avrà a che fare la vita etica con la fedina penale dei nostri – perdonate l’accostamento sonoro – felini?
Lo scopriamo subito: la fenomenale densità di gatti nelle nostre città (l’esempio citato è Bristol: una stima di 226 gatti per chilometro quadrato) è fonte di pericolo per le specie animali selvatiche, già messe a repentaglio dalla sempre crescente antropomorfizzazione del territorio; Hickman si riferisce in particolare agli uccelli e ai piccoli mammiferi.
A fronte di una possiblie obiezione del tipo: “Ma che colpa ne hanno i nostri gatti? Seguono solo il loro istinto”, l’autore fa notare come il grande numero di felini nonché la presenza di razze non autoctone dipenda per larghissima parte dall’uomo – il quale deve, di conseguenza, assumersene la responsabilità. E i padroni dei gatti primi fra tutti.

La “politica dei gatti” rientrerebbe dunque fra le politiche urbane e le politiche ambientali, al pari del contenimento delle emissioni nocive e della creazione delle cinture ecologiche. Curioso?
I provvedimenti suggeriti da Hickman: a parte la scontata sterilizzazione, che consente di controllare e razionalizzare la proliferazione dei gatti, il brillante columnist britannico argomenta a favore del collare con campanellino (meglio se elettronico) – il cui effetto sarebbe quello di ridurre l’efficacia dei mortali attacchi felini… – e, udite udite, l’interdizione dell’uscita serale e mattutina all’amato animale domestico. Perché, pare, gli uccelli sono più vulnerabili un’ora prima del tramonto e un’ora dopo l’alba. Che ci sia da prevedere scenate adolescenziali e liti domestiche?

Ora, viene spontaneo chiedersi: siamo eticamente a posto con Merlot?
Mi viene da dire di sì, stando a quanto ha scritto lo Hickman.
Ma mi viene da dire, anche, che forse i criteri di “eticità felina” sopra esposti male si applicano al nostro caro e peloso inquilino. E non per via del nome atipico.
Ok, l’abbiamo castrato (e Hickman ci dà ragione: mai più dubbi o rimorsi di coscienza da adesso!); ma che dire della minaccia ai pettirossi o ai piccoli roditori? Semmai, Merlot attenta all’incolumità di gomitoli di polvere e laccetti, poltrone e caviglie di ospiti inavvertiti. Se anche uscisse di casa – lungi da lui anche solo il pensare di farlo – tutt’al più potrebbe azzannare qualche suducia pantegana (temo però che con tutta probabilità sarebbe la pantegana ad azzannare lui): quale veneziano, per quanto ecologista, gliene vorrebbe?

Per concludere, la risposta ai dilemmi posti da Hickman potrebbe essere: “Più Merlot per tutti!”
…Oh, cavolo! Forse era meglio non castrarlo…

🙂