I gatti sono assassini?

Fievel

Oggi dopo pranzo ho ricevuto la mia copia settimanale di Internazionale (con tre giorni di ritardo a dire il vero – due se si esclude la domenica).
Dopo aver letto le vignette, l’oroscopo e le notizie dal mondo, inizio a sfogliare gli articoli e a pagina 29 mi trovo di fronte al titolo: “I gatti sono assassini?”; di fianco troneggia statuario il volto stilizzato del giornalista autore, che scopro subito essere tale Leo Hickman, columnist di The Guardian, dove tiene una rubrica chiamata “Ethical Living”.

Che cosa avrà a che fare la vita etica con la fedina penale dei nostri – perdonate l’accostamento sonoro – felini?
Lo scopriamo subito: la fenomenale densità di gatti nelle nostre città (l’esempio citato è Bristol: una stima di 226 gatti per chilometro quadrato) è fonte di pericolo per le specie animali selvatiche, già messe a repentaglio dalla sempre crescente antropomorfizzazione del territorio; Hickman si riferisce in particolare agli uccelli e ai piccoli mammiferi.
A fronte di una possiblie obiezione del tipo: “Ma che colpa ne hanno i nostri gatti? Seguono solo il loro istinto”, l’autore fa notare come il grande numero di felini nonché la presenza di razze non autoctone dipenda per larghissima parte dall’uomo – il quale deve, di conseguenza, assumersene la responsabilità. E i padroni dei gatti primi fra tutti.

La “politica dei gatti” rientrerebbe dunque fra le politiche urbane e le politiche ambientali, al pari del contenimento delle emissioni nocive e della creazione delle cinture ecologiche. Curioso?
I provvedimenti suggeriti da Hickman: a parte la scontata sterilizzazione, che consente di controllare e razionalizzare la proliferazione dei gatti, il brillante columnist britannico argomenta a favore del collare con campanellino (meglio se elettronico) – il cui effetto sarebbe quello di ridurre l’efficacia dei mortali attacchi felini… – e, udite udite, l’interdizione dell’uscita serale e mattutina all’amato animale domestico. Perché, pare, gli uccelli sono più vulnerabili un’ora prima del tramonto e un’ora dopo l’alba. Che ci sia da prevedere scenate adolescenziali e liti domestiche?

Ora, viene spontaneo chiedersi: siamo eticamente a posto con Merlot?
Mi viene da dire di sì, stando a quanto ha scritto lo Hickman.
Ma mi viene da dire, anche, che forse i criteri di “eticità felina” sopra esposti male si applicano al nostro caro e peloso inquilino. E non per via del nome atipico.
Ok, l’abbiamo castrato (e Hickman ci dà ragione: mai più dubbi o rimorsi di coscienza da adesso!); ma che dire della minaccia ai pettirossi o ai piccoli roditori? Semmai, Merlot attenta all’incolumità di gomitoli di polvere e laccetti, poltrone e caviglie di ospiti inavvertiti. Se anche uscisse di casa – lungi da lui anche solo il pensare di farlo – tutt’al più potrebbe azzannare qualche suducia pantegana (temo però che con tutta probabilità sarebbe la pantegana ad azzannare lui): quale veneziano, per quanto ecologista, gliene vorrebbe?

Per concludere, la risposta ai dilemmi posti da Hickman potrebbe essere: “Più Merlot per tutti!”
…Oh, cavolo! Forse era meglio non castrarlo…

🙂

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One Response to I gatti sono assassini?

  1. Abnoftirrit ha detto:

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