Mozilla Firefox

gennaio 30, 2007

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La partita (quasi) perfetta

gennaio 28, 2007

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Un rischio involontario non riusciuto per un pelo!!


Berlino, 9 luglio 2006

gennaio 27, 2007

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Venezia, 26 gennaio 2007…

(…e non dite che non ci fate un pensierino anche voi, ogni notte, prima d’addormentarvi)!


Supierman

gennaio 26, 2007

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A Ruhr Odissey (Wuppertal’s tale)

gennaio 24, 2007

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Come anticipato qualche commentino fa – ed approfittando delle 14 ore che mi hanno riportato in Laguna attraverso le pianure del Brandeburgo, Jena, Nürnberg, Ingolstadt ed un Brennero stavolta abbondantemente innevato – mi sono finalmente deciso a metter mano a questo benedetto post sul tour forzato per le vie rotabili di mezza Germania, che una Deutsche Bahnhof in preda al delirio più totale a causa di Kyrill ci ha costretto a fare.
Quella che vedete nella foto sopra è la main hall della stazione centrale di Colonia, alle 7 di sera di giovedì 18 gennaio, più o meno quando i treni di tutto il Paese hanno smesso, d’un botto, di circolare. Noi, al ritorno da Bonn (dove eravamo andati la mattina con il primo ICE da Berlino, all’alba delle 4e28), passavamo di lì per prendere la coincidenza che ci avrebbe riportato nella capitale entro mezzanotte. Per inciso – e per onestà – devo rivelare che, sempre a Bonn, le persone con cui ci eravamo incontrate, fra una cosa e l’altra ci avevano insistentemente parlato di una forte bufera che si sarebbe abbattuta a breve sulla regione, aggrottando le sopracciglia alla notizia della nostra imminente trasferta ferroviaria, e mostrandoci sui monitor del loro pc una cartina della Germania con l’overlay di una sorta di maglia a “celle metereologiche”, tutte colorate invariabilmente di rosso vivo e con una diagonale viola cupo saettante da nord-ovest a sud-est, ossia esattamente a cavallo della nostra traiettoria di ritorno. L’unico moto che queste informazioni – da parte loro così accorate – avevano suscitato in noi era stata un’alzata di spalle accompagnata da risolini di sufficienza, alquanto snobbish, del tipo “vabbè che è inverno e siamo al nord, ma quando mai un treno non è partito per colpa di un po’ di vento”.
Quando i tabelloni digitali delle partenze si sono spenti contemporaneamente, dal binario 1 al 20 – anche se un po’ stupiti – non ci siamo scomposti più di tanto, confidando, ad un tempo, nell’esagerata prudenza e nella soverchiante efficienza teutoniche; siamo usciti dalla stazione e ci siamo andati a fare un giro dentro la Cattedrale.

koln_hauptabahnhof_outside_18jan2007.jpg

In effetti tirava un vento da sbregàre. Dopo mezz’ora eravamo su un taxi (gentilmente offerto dalla DB, che tentava la via di un’elargizione a manica larga e un po’ sboròna per ovviare ai collegamenti verso le destinazioni più vicine), assieme ad un tedesco panzuto e ad un ucraino gentilissimo, in direzione di Wuppertal, città a una cinquantina di chilometri da Colonia e sulla via per Berlino, convinti che, aspettando lì qualche ora, saremmo poi riusciti a montare sul primo ICE di nuovo in marcia una volta placati gli elementi. A Wuppertal ci saremmo voluti andare comunque (se non quello, un altro giorno) per fare un giro sulla Schwebebahn, la metro cittadina: il contrattempo, quindi, per il momento, aveva preso la piega del migliore degli imprevisti.
A questo punto, e alla luce di quanto visto in questa incredibile città, tutto quello ci è successo dopo (il fatto che da Wuppertal, non solo non ci siamo schiodati quella notte e ci abbiamo dormito, ma siamo riusciti a partire non prima delle 6 della sera dopo – su consiglio di un armadio della DB vestito da miliziano con fèz in testa e loghi della compagnia su ogni risvolto della divisa attillata – con un treno per Düsseldorf, dove abbiamo cambiato per Dortmund e solo lì, a 500 km dalla meta, per pura coincidenza od angelico aiuto, siamo incappati, verso le 23, nel primo treno diretto a Berlino), non merita di essere esteso oltre quello che le parentesi che avete appena superato riescono a contenere.
A Wuppertal si sta bene, e la gente sembra felice; gli edifici e le strade si intrecciano alle acque del fiume per 15 km, dalla prima fermata della Schwebi ad est (Oberbarmen) fino all’ultima, ad ovest (Vohwinkel). Wuppertal è stata la prima città (e forse rimarrà l’unica) ad avere avuto il coraggio di dotarsi – nel 1900 – di un sistema di trasporto fra i più avveniristici che mai si siano visti, l’unica che abbia avuto la sfrontatezza di realizzare l’immaginario poetico dell’urbanismo funzionalista ottocentesco in acciaio e bulloni prima che in fotomontaggi posticci, sbracati elzeviri, o timidi ripiegamenti sotterranei.

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È con questo entusiasmo a stento contenibile, ma con la convinzione della bontà delle ragioni, che – per concludere – vi appiccico qui sotto un piccolo video promozionale che abbiamo realizzato per la campagna “Wuppertal Capitale”. Con la speranza che, invece di oscure tempeste dei Mari del Nord, sia un animo curioso e bendisposto a sospingere le vostre migrazioni da queste parti.
Buona visione.


I gatti sono assassini?

gennaio 22, 2007

Fievel

Oggi dopo pranzo ho ricevuto la mia copia settimanale di Internazionale (con tre giorni di ritardo a dire il vero – due se si esclude la domenica).
Dopo aver letto le vignette, l’oroscopo e le notizie dal mondo, inizio a sfogliare gli articoli e a pagina 29 mi trovo di fronte al titolo: “I gatti sono assassini?”; di fianco troneggia statuario il volto stilizzato del giornalista autore, che scopro subito essere tale Leo Hickman, columnist di The Guardian, dove tiene una rubrica chiamata “Ethical Living”.

Che cosa avrà a che fare la vita etica con la fedina penale dei nostri – perdonate l’accostamento sonoro – felini?
Lo scopriamo subito: la fenomenale densità di gatti nelle nostre città (l’esempio citato è Bristol: una stima di 226 gatti per chilometro quadrato) è fonte di pericolo per le specie animali selvatiche, già messe a repentaglio dalla sempre crescente antropomorfizzazione del territorio; Hickman si riferisce in particolare agli uccelli e ai piccoli mammiferi.
A fronte di una possiblie obiezione del tipo: “Ma che colpa ne hanno i nostri gatti? Seguono solo il loro istinto”, l’autore fa notare come il grande numero di felini nonché la presenza di razze non autoctone dipenda per larghissima parte dall’uomo – il quale deve, di conseguenza, assumersene la responsabilità. E i padroni dei gatti primi fra tutti.

La “politica dei gatti” rientrerebbe dunque fra le politiche urbane e le politiche ambientali, al pari del contenimento delle emissioni nocive e della creazione delle cinture ecologiche. Curioso?
I provvedimenti suggeriti da Hickman: a parte la scontata sterilizzazione, che consente di controllare e razionalizzare la proliferazione dei gatti, il brillante columnist britannico argomenta a favore del collare con campanellino (meglio se elettronico) – il cui effetto sarebbe quello di ridurre l’efficacia dei mortali attacchi felini… – e, udite udite, l’interdizione dell’uscita serale e mattutina all’amato animale domestico. Perché, pare, gli uccelli sono più vulnerabili un’ora prima del tramonto e un’ora dopo l’alba. Che ci sia da prevedere scenate adolescenziali e liti domestiche?

Ora, viene spontaneo chiedersi: siamo eticamente a posto con Merlot?
Mi viene da dire di sì, stando a quanto ha scritto lo Hickman.
Ma mi viene da dire, anche, che forse i criteri di “eticità felina” sopra esposti male si applicano al nostro caro e peloso inquilino. E non per via del nome atipico.
Ok, l’abbiamo castrato (e Hickman ci dà ragione: mai più dubbi o rimorsi di coscienza da adesso!); ma che dire della minaccia ai pettirossi o ai piccoli roditori? Semmai, Merlot attenta all’incolumità di gomitoli di polvere e laccetti, poltrone e caviglie di ospiti inavvertiti. Se anche uscisse di casa – lungi da lui anche solo il pensare di farlo – tutt’al più potrebbe azzannare qualche suducia pantegana (temo però che con tutta probabilità sarebbe la pantegana ad azzannare lui): quale veneziano, per quanto ecologista, gliene vorrebbe?

Per concludere, la risposta ai dilemmi posti da Hickman potrebbe essere: “Più Merlot per tutti!”
…Oh, cavolo! Forse era meglio non castrarlo…

🙂


Popodisito

gennaio 22, 2007

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In diretta dalla casa in Hasenheide 20, Berlino, annuncio – magno cum gaudio – la pubblicazione del sito di popodigrafica, multiforme e raffinatissima estensione web dell’opera grafica di Giovanni Piovene.
Lo spazio raccoglie, per il momento, una manciata di manifesti realizzati negli ultimi mesi, ma è stato progettato per divenire una sorta di merzbau dell’inedita – essenziale, ma densissima – produzione visuale del giovane autore. Stay tuned.